Cascina Favaglie S.Rocco

17-10-2016

Oggi, lunedì 17 ottobre, abbiamo preso il pullman e siamo andati alla cascina Favaglie dove il sig Arturo Ghidorzi di Italia Nostra ci ha accolti. Non ero mai stata in una cascina e tutto era nuovo per me. Il sig . Ghidorzi ci ha fatto subito osservare che c’era un pezzo di muro della cascina volutamente non pitturato e dove si poteva vedere che l’antica struttura della cascina era fatta con sassi di fiume, lo si capiva dalla forma arrotondata e liscia (gli altri sassi sono più spigolosi e ruvidi).

Poi ci ha fatto entrare tutti in una costruzione che dall’esterno sembrava una collinetta, ma che di fatto era un’antica ghiacciaia. All’interno la ghiacciaia era spaziosa con poltroncine e vi erano esposti tutto intorno attrezzi agricoli di un’epoca passata.

Ci siamo seduti e ci hanno spiegato che la ghiacciaia era una struttura adatta a conservare blocchi di ghiaccio.

Sono state proiettate diverse foto ritraenti la vita quotidiana degli abitanti di Cornaredo.
Questo è quello che ho scritto:

  • NELLA CASCINA si accedeva da due portoni: uno rivolto a est,verso i campi. L’altro ad ovest verso la strada principale. Di sera i portoni venivano chiusi per paura che entrassero i ladri. Mi ha colpita molto la leggenda
  • “LA BESTIA”- nel bosco di Cusago c’era una lupa che divorava i bambini e ragazzini che stavano portando le mucche a pascolare. Questa lupa, chiamata LA BESTIA,venne catturata e uccisa. Pare che ora sia, imbalsamata, al museo di Pavia.
  • LA MUNGITURA – le mucche venivano munte una volta al giorno nella loro stalla. Lo sgabello che veniva utilizzato aveva una sola gamba ed era legato in vita al mungitore in modo da spostarsi e sedersi da una mucca all’altra con comodità.
  • VENIVANO PRATICATE MOLTE ATTIVITA’:

>Il casaro che produceva formaggio e burro.

> Il bucato

> il contadino

>il magnan(riparapentole)

>il fabbro

>il maniscalco

>la ruera o discarica che doveva essere ripulita periodicamente e molte altre…

  • BAMBINI – anche i bambini lavoravano.Non tutti potevano andare a scuola. Molti erano costretti a lavorare duramente nei campi. I loro giochi erano molto semplici:

> fionda

> “carro armato”: giocattolo di legno che con un meccanismo di elastici avanzava come un carro armato.

> il telefono: due bicchieri forati sul fondo uniti con un filo con cui si comunica.

  • IL FATTORE – per San Martino se il fattore non era soddisfatto del lavoro di un contadino o lavoratore poteva mandarlo via dalla cascina.
  • FERRATURA – mettere i ferri sotto gli zoccoli dei cavalli,buoi e mucche per preservare gli zoccoli.
  • LAVORO – anche d’inverno si lavorava: trasporto blocchi di ghiaccio nella ghiacciaia. Le ghiacciaie persero la loro funzione con l’invenzione dei frigoriferi e dei congelatori.
  • ALIMENTAZIONE – i contadini mangiavano soprattutto polenta, però questa aveva una conseguenza: una malattia chiamata PELLAGRA causata da una cattiva alimentazione priva di vitamine.
  • IL BACO DA SETA – permetteva di ricavare dei soldi. Dopo la proiezione delle foto ci hanno diviso in  due gruppi. Io ed il mio gruppo, accompagnati dalla prof. ssa Marchetto con una guida siamo andati a visitare il museo agricolo nel suo interno abbiamo visto la porcilaia e il pollaio.
  • LA PORCILAIA – i maiali, la sera, per motivi di sicurezza, venivano chiusi in una cabina. I loro escrementi (liquami) finivano in un canale… dove noi siamo entrati!! Naturalmente adesso non ci sono più i maiali. Tutti i liquami raccolti venivano portati con dei secchi in una botte per poi essere utilizzati come concime. Dopo la nascita dei piccoli maiali, la madre, veniva isolata con i piccoli perchè il maiale maschio (verro) uccideva e poi mangiava i piccoli. Nel museo hanno ricostruito una cucina come doveva essere nei tempi passati. Sugli scaffali c’era dello strutto e della farina. Poi siamo passati a parlare delle altre stanze e ci ha spiegato che i letti venivano usati in entrambi i versi, in modo che in un letto solo ci potessero stare più persone. In un angolo c’era un BILICO: un legno con degli appoggi per secchi. Abbiamo notato un aggeggio strano…era uno SCALDALETTO (o prete): di forma ovale fatto di legno nel quale si metteva lo scaldino che teneva caldo il letto.
  • Il “VECCHIO FORNO” ha attirato la nostra attenzione è un signore,di nome Giuseppe, ci ha spiegato che quel forno poteva contenere anche più di venti pizze! Poteva contenere un letto matrimoniale! Il calore della canna fumaria arrivava al piano di sopra dove si trovava l’essiccatoio.

Uscendo dal museo abbiamo visto il nuovo forno della cascina.

Finita la visita ci hanno invitati, chi voleva, a lasciare la propria e-mail per essere aggiornati su feste o incontri.

Ci siamo salutati e siamo tornati a piedi a scuola.

            MI SONO DIVERTITA MOLTO!

Greta Sufaj   

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Visita al museo contadino

Un’esperienza fantastica un ritorno alle origini, a quando le persone dell’epoca contadina  vivevano solo di allevamento e agricoltura.

Nella visita al Museo Contadino di Cornaredo, facendo un tour guidato all’interno della meravigliosa Cascina Favaglie abbiamo capito come si viveva all’interno delle cascine e quali erano le abitudini delle persone che le  abitavano.  

Nella ghiacciaia della Cascina abbiamo visto un filmato che raccontava la storia delle cascine che non c’erano sempre state in Italia, infatti erano scomparse quando i barbari invasero l’Impero Romano, ma dopo numerosi secoli di ricostruzione le campagne iniziarono a ripopolarsi di questi splendidi edifici.

Spostandosi  nel museo abbiamo notato che gli strumenti, che conservava, erano molto semplici e rudimentali. Camminando nel museo abbiamo visto delle cavità che servivano per tenere al chiuso i  maiali durante la notte in effetti era considerato il momento della giornata più favorevole per i furti di bestiame da parte dei briganti.

Uscendo dal museo  una delle tappe era stato il forno comune dove ogni abitante poteva recarsi per  cuocere la propria pagnotta. Ammirato il forno antico, il signore di ITALIA NOSTRA ci ha detto che la prossima e ultima tappa sarebbe stato l’enorme braciere moderno per cuocere la pizza che per l’occasione era  acceso e raggiungeva una temperatura di circa 300°. E’ stata una visita SPETTACOLARE resa possibile dall’impegno delle persone di  ITALIA NOSTRA.

Checchia Alessandro 1^B