LA FILANDA

Oggi,lunedì 7 novembre,siamo usciti da scuola e ci siamo avviati verso la Filanda a metà strada abbiamo incontrato Flavio,il signore che ci aveva accompagnato durante la scorsa gita ai cortili. Insieme a lui c’era un altro signore,Graziano,che è lo scrittore del libro su Cornaredo che ci hanno consegnato la volta scorsa.
Approfittando della bella giornata, Graziano, ci ha raccontato del Fontanile di Cornaredo.
Ci ha detto che quel fontanile era stato scavato dalla famiglia Serbelloni e aveva una forma ovale particolare. I Serbelloni la chiamavano “LA FONTANA DEL GIARDINO”.
La struttura di un fontanile è formata dalla TESTA, dove sorge l’acqua, e dall’ASTA, un canale che trasportava l’acqua.
Poi siamo entrati nella Filanda…
Lì, Flavio e Graziano,ci hanno mostrato una serie di foto e, ad ogni foto, si soffermavano e ci spiegavano che cosa rappresentava.
Siccome la Filanda conserva il nome originario infatti l’edificio veniva utilizzato all’epoca per la produzione della seta.
Il ciclo della seta inizia con la schiusa delle uova (bigatt) deposte dalla farfalla detta BOMBYX MORI(bombice del gelso).
Le uova, un tempo, venivano distribuite su fascine il 23 aprile, giorno di S. Giorgio (e anche del rinnovo del contratto del latte), da una persona esperta detta BIGAT. Il BIGAT doveva anche controllare che i locali dove si allevavano i bachi fossero puliti per evitare pericolose malattie e,di conseguenza, la perdita dell’allevamento che era molto importante perché i soldi ricavati dall’agricoltura erano veramente pochi.
Le uova venivano pesate in ONCE=27 grammi.
I bachi che stavano per nascere ed uscire dall’uovo erano chiamati SPION perchè sembrava spiassero fuori dall’uovo.
Il baco mangiava moltissime foglie di gelso che dovevano essere raccolte in continuazione. Le persone che facevano questo lavoro erano i RAMOBLOC.
Prima di filare il bozzolo, il baco compie 4 mute ogni 8 giorni. In queste fasi smette di mangiare il che può metterlo in pericolo di vita perchè un baco deve mangiare moltissime foglie di gelso.Questo periodo veniva chiamato DORMITA.
Quando il baco era particolarmente “nervoso”,il contadino, iniziava a preparare dei ramoscelli chiamati BOSCO dove il baco iniziava a formare il bozzolo.
Quando era pronto a tessere il bozzolo,il baco,si metteva in una posizione come se stesse cavalcando e per questo, in quella fase, veniva chiamato CAVALEER. Il bozzolo partiva dal baco che con un filo di bava iniziava a muovere la testa ad 8 e lo faceva circa 300 volte.
Il filo di seta poteva essere lungo da 600 a 1500 metri.
Una volta terminato il bozzolo (GALETA) il baco al suo interno compiva quella che si chiama METAMORFOSI e il bozzolo diventa CRISALIDE.
Nata la farfalla, si accoppiava, ma il maschio moriva subito dopo.
La farfalla femmina depone le uova (500 circa) poi muore anche lei.
Ii bozzoli venivano bolliti, in modo che il baco morisse, e poi il filo di seta veniva sfilato.
La lavorazione del bozzolo veniva chiamata TRATTURA(trattamento).
C’era poi un mercante che trasportava le gallette da una città all’altra. Le crisalidi trasportate erano scelte per fare in modo che fossero maschio e femmina per deporre le uova. Però capitava che durante il tragitto le farfalle nascessero.
La filanda dopo molto tempo non fu più utilizzata perchè arrivarono le fibre sintetiche che costavano meno.
Per concludere ci hanno mostrato un piccolo video su Cornaredo.
Graziano ci ha raccontato che la colonna di S.Carlo in piazza venne spostata affinché la chiesetta di Sant’Apollinare e la chiesa Santi Giacomo e Filippo fossero in linea.

HO IMPARATO MOLTO…SUI BACHI…

GRETA SUFAJ

La Filanda

Il giorno 7 novembre abbiamo visitato la Filanda, ci hanno accolti due Signori: il Sig. Vanzulli, che ha scritto un libro sulla storia di Cornaredo, e il Sig. Pecere della ProLoco. Quel giorno abbiamo visto delle diapositive e ci hanno spiegato come era la Filanda una volta e a cosa serviva.La Filanda era una fabbrica tessile per la produzione della seta. Un tempo le donne allevavano in casa il Bombyx de mori, meglio conosciuto come baco da seta e ne avevano molti, la maggior parte, però, veniva uccisa per prendere la seta del bozzolo, mentre alcuni esemplari venivano lasciati crescere per far riprodurre la specie. Il bruco per completare lo sviluppo si trasformava in crisalide ed infine in farfalla. La farfalla deponeva circa 500 uova. Un tempo le uova venivano distribuite su fascine ricoperte di foglie di gelso il 23 aprile, giorno di San Giorgio, da una persona esperta detta “Bigatté”, da “bigat” ovvero uova, erano pesate in once, un’oncia equivaleva a 27 grammi.
Le uova venivano date in base al numero dei gelsi che il contadino poteva disporre. Il bruco si nutriva delle foglie del gelso che venivano raccolte dai bambini e si sviluppava nel giro di circa 35 giorni da 2 mm a 8 cm. Le donne appena i bozzoli erano completati li portavano in Filanda.

In Filanda lavoravano quasi esclusivamente donne e bambine. I bruchi quando cominciavano a schiudersi nel bozzolo si chiamavano galet e venivano immersi nell’acqua bollente per far morire il baco perchè se avesse bucato il bozzolo avrebbe rovinato il filo di seta rendendolo inutilizzabile.
Dopo aver lasciato i bozzoli a mollo per un po’, il capo filo si staccava e così si poteva ricavare il filo di seta che veniva messo su delle macchine che lo tessevano.
Ci hanno mostrato le caldaie rimaste, ma non c’è più niente dell’enorme filanda degli anni 50.

Matteo Moioli

LA FILANDA

Oggi siamo andati alla Filanda, un edificio dove un tempo si produceva la seta e che oggi dopo il restauro ospita la biblioteca, la sala consiliare, il cinema-teatro ecc…
In Filanda ci hanno accolti due signori: il sig. Vanzulli che ha scritto un libro su Cornaredo e il sig. Pecere della Pro loco. Quel giorno abbiamo visto delle diapositive e ci hanno spiegato come era la filanda una volta e a cosa serviva.
Ci hanno fatto vedere com’era il baco da seta.
in pratica era un bruco che si racchiudeva in un bozzolo per diventare farfalla.
Questa lezione è stata utilissima perché’ ho imparato tanto ed ho scoperto perché’ è costruita la Filanda.

Miriam